Piano Offerta Formativa

Nel presentare il Piano dell'Offerta Formativa, il liceo “Tito Lucrezio Caro” dà il benvenuto alle “matricole” del primo anno e saluta gli studenti degli anni successivi.

La curiosità della novità e la gioia di ritrovare gli amici riempiranno i primi mesi di scuola, per poi lasciare gradatamente il posto a sentimenti più pacati e più intimi di interesse per gli studi e aspirazioni per il futuro. I giovani devono tenere sempre ben presente il fatto che la scuola è la vita: momenti di stanchezza si alterneranno a momenti di gioia; ma devono sapere anche che chi frequenta la scuola ha sempre accanto a sé il docente, a ricordargli che entrambe, gioia e stanchezza, vanno utilizzate sul piano psicologico per costruire e non per distruggere. Gli elementi di positività tratti dall'esperienza vanno custoditi e rielaborati, anche quelli negativi, che, anzi, sono molto più costruttivi, perché ci inducono a mettere in discussione i nostri comportamenti e a migliorarci.

Il messaggio che ci preme trasmettere più di tutti ai nostri studenti e ai loro genitori è questo: gioiamo insieme dei successi e lavoriamo assieme per rimuovere gli insuccessi. Non cadiamo nella facile tentazione, studenti, genitori, docenti di scaricare su altri le nostre responsabilità, ed anche quando sono evidenti le

responsabilità dell'altro cerchiamo il dialogo per risolvere i problemi, non lo scontro per esasperarli.

E ancora: la scuola è corpo vivente di uomini e donne, ma anche struttura di mura e attrezzature. Se rispetto deve esserci nei confronti dell'elemento umano della scuola, rispetto deve esserci anche nei confronti dell'elemento materiale: non consentite a nessuno di danneggiare il vostro edificio scolastico, il luogo che vi accoglie e vi custodisce per tanta parte della vostra vita. Quando, fatto oggetto di incivili vandalismi, l'edificio scolastico non può accoglierci, vaghiamo come un volgo disperso che nome non ha, per dirla con Manzoni, ci aggiriamo privi di scopo e di identità: uno studente che non studia, un docente che non insegna chi sono socialmente? Questa situazione è psicologicamente devastante, anche se sul momento non ce ne accorgiamo: si perde ciò che si è acquisito, subentra la demoralizzazione per gli sforzi sprecati.

Difendendo il nostro edificio scolastico noi difendiamo non solo il nostro futuro, ma anche il nostro presente, che, se non è scandito dall'impegno diventa un fluire indistinto di momenti insignificanti.

Diamo un senso alla nostra giornata, dunque, costruendo il nostro futuro: veniamo a scuola contenti perché persuasi di svolgere un compito molto importante per noi e per la società.

Il Dirigente Scolastico 
Carmela Nunziata